Casin degli Spiriti, tra fantasmi satanismo storie di sangue e streghe

Il Casin degli Spiriti si è guadagnato la reputazione di luogo maledetto perché ritenuto una naturale sede di spiriti irrequieti e riti esoterici. Ed ecco che quando il fascino dell’ignoto ci spinge verso gli angoli più agghiaccianti del nostro paese scopriamo luoghi solitari, con un passato violento o macabro, e con la fama di essere infestati dalle anime tormentate di coloro che ci hanno già lasciato.

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Siamo a Venezia e il luogo di cui parliamo è situato lungo le fondamenta Gasparo Contarini a Cannaregio, di fronte all’isola di S. Michele, il cimitero monumentale della città lagunare, che era l’antico ospedale della Misericordia, dove morirono migliaia di veneziani appestati. Per molto tempo fu luogo di passaggio e sala autoptica per i morti che venivano trasportati al cimitero. L’edificio “maledetto” è un’appendice di Palazzo Contarini dal Zaffo, appartenuto nel ‘500 a Giuseppe Contarini, cardinale e famoso mecenate.

Una solitaria e malinconica dépendance, chiamata Casin degli Spiriti, attorno alla quale gira un vortice di fenomeni inspiegabili, di fantasmi, streghe, fatti di sangue e riti esoterici.
Tra i fantasmi apparsi in questo luogo il più famoso è quello di Luzzo, un pittore del ‘500 che nelle stanze della dépendance incontrava altri illustri suoi colleghi, tra i quali Tiziano e Giorgione. Lo stesso Contarini fece costruire questa palazzina sul fondo del bellissimo giardino che si affaccia sulla laguna nord, per ospitare riunioni tra letterati, filosofi e artisti.

E gli ospiti spesso si accompagnavano con donne, prostitute o libertine. Una di loro, Cecilia, che accompagnava Giorgione, fece colpo su Luzzo che se ne innamorò senza però esserne corrisposto. Una notte, in preda ai fumi dell’alcol e alla disperazione, Luzzo imbracciò un fucile, salì le scale fino all’ultimo piano del Casin e si sparò. Da quel giorno il suo spirito irrequieto e tormentato vaga per le stanze del palazzo.
Uno dei tanti atroci fatti di sangue, rimasti nel tempo irrisolti, accadde nel 1929, quando furono ritrovati all’interno della villa i corpi di un gruppo di amici, due fratelli, un sacerdote ed un gondoliere, tutti inspiegabilmente decapitati e mutilati.

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Un altro fatto grave legato a questo “luogo maledetto” risale alla fine della seconda guerra, tempo di crisi e di contrabbando. Erano infatti molti i cittadini che sbarcavano il lunario con il mercato nero. Tra questi vi era Linda Cimetta, una bellunese che trafficava sigarette. Donna bella e affascinante, da far ingelosire tutte le altre, una notte scomparve misteriosamente. La polizia ritenne che fosse rimasta vittima di un omicidio e il caso fu archiviato come regolamento di conti tra malviventi. Tempo dopo, alcuni ragazzini che facevano il bagno nelle acque antistanti il Casin degli Spiriti videro galleggiare un vecchio baule di legno, lo presero e lo portarono a riva, nella speranza che potesse contenere un tesoro. Ma la sorpresa fu a dir poco agghiacciante: una volta aperto si trovarono davanti agli occhi il corpo di Linda Cimetta orrendamente mutilato e fatto a pezzi. Da quel giorno i veneziani evitano di tuffarsi in quello specchio d’acqua.

Si racconta anche, che in passato la villetta fosse la sede di una setta segreta che organizzava riti satanici. Furono viste di notte, tra la nebbia, numerose persone con delle fiaccole, incappucciate e coperte da scuri mantelli. Andavano in processione fino al Casin degli Spiriti, e qui si udivano canti in stile gregoriano e strani rumori che turbavano la quiete della laguna circostante.

Per concludere citiamo La leggenda delle sette streghe:
Si racconta che sette streghe, a mezzanotte, si trovavano alle Fondamenta Nuove e salivano su una barca che si trovava lì ormeggiata, per poi girare per il mondo a compiere stregonerie e malefici. Una mattina il padrone della barca si accorse che la corda con cui era ormeggiata alla bricola non aveva il nodo come l’aveva stretto lui. Insospettito, egli si nascose nella poppa e attese la notte. Quando arrivò mezzanotte, udì delle voci femminili che si avvicinavano e poi salivano una alla volta. Una delle streghe si mise a contare fino al numero sette ad alta voce, perché, pronunciando il numero sette la barca avrebbe dovuto staccarsi dalla riva e partire. Questa volta, però, la barca non si mosse perché a poppa si era nascosto il pescatore, che ormai aveva capito di avere a che fare con delle streghe e temeva per la propria vita. Le streghe, intanto, non capivano perché la barca non salpasse come tutte le notti precedenti. A quel punto, una di loro disse: “Oh, forse qualcuna di voi aspetta un figlio? E siamo otto nella barca!”. Non appena pronunciato il numero otto, la barca si staccò dalla riva e fulminea approdò al porto di Alessandria d’Egitto. Quando arrivarono, le streghe scesero tutte a terra. Il pescatore, appena fu certo di essere solo, scese anche lui a terra e iniziò a vagare per la città di Alessandria, fino a che non trovò una pianta da datteri, da cui staccò un intero ramo con frutti maturi. Tornò quindi alla barca e si nascose di nuovo a poppa con il ramo di datteri. Quando le streghe tornarono a notte fonda, pronunciarono la parola otto e la barca per magia tornò in un attimo alle Fondamenta Nuove. Le streghe scesero e tornarono a casa loro. Il pescatore uscì dal proprio nascondiglio con il ramo colmo di datteri, intuendo che non poteva essere stato che ad Alessandria d’Egitto, perché i datteri solo la crescevano. Quando si fece giorno, il pescatore raccontò ai suoi amici l’avventura della notte precedente ma quelli non gli credettero e lo presero in giro. Allora lui mostrò il ramo con i datteri e loro furono costretti a credergli. (da Le Strighe – Leggende Popolari Veneziane – raccolte da Giuseppe Bernoni, Venezia, tipografia Antonelli, 1874)


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