Esperienze di premorte, 28 casi con attività cerebrale

Esperienze Di Premorte, 28 Casi Con Attività Cerebrale
Che succede quando si muore, quali sensazioni si provano, le esperienze di premorte sono ancora un mistero affascinante che da anni cerca risposte.

Secondo una nuova ricerca resa nota dalla NYU Grossman School of Medicine, circa il 20% delle persone che sopravvivono alla rianimazione cardiopolmonare (RCP) dopo un arresto cardiaco descrivono lucidamente esperienze di premorte avvenute mentre erano apparentemente incoscienti e a un passo dalla morte.

Lo studio ha coinvolto 567 uomini e donne il cui cuore ha smesso di battere durante il ricovero in ospedale e che hanno ricevuto un intervento di rianimazione tra maggio 2017 e marzo 2020 negli Stati Uniti e nel Regno Unito. Nonostante il trattamento immediato solo un paziente meno del 10% si è ripreso a sufficienza per essere dimesso dall’ospedale. Solo 28 sono stati in grado di parlare e rispondere all’intervista dei ricercatori.

Coordinatore del gruppo di ricerca è il medico britannico Sam Parnia, esperto in terapia intensiva del centro medico di New York NYU Langone Health, che da vent’anni indaga su cosa succede quando il cuore si ferma. Il medico ha riferito che molti pazienti hanno dimostrato di ricordare i medici impegnati nelle manovre di rianimazione. I sopravvissuti, collegati a dispositivi di monitoraggio del cervello, hanno riferito di avere esperienze «lucide» uniche, come ad esempio la percezione della separazione dal corpo, l’osservazione di eventi senza dolore o angoscia e una valutazione significativa della vita, comprese le loro azioni, intenzioni e pensieri verso gli altri. I ricercatori hanno scoperto che queste esperienze di pre morte sono diverse da allucinazioni, sogni, delusioni, illusioni o coscienza indotta dalla RCP.

Grazie a questa ricerca si è scoperta la presenza di picchi di attività cerebrale, comprese le cosiddette onde gamma, delta, theta, alfa e beta fino a un’ora dopo la RCP. Alcune di queste onde cerebrali si verificano normalmente quando le persone sono coscienti e svolgono funzioni mentali superiori, tra cui il pensiero, il recupero della memoria e la percezione cosciente.

“Queste esperienze che i pazienti ricordano dopo la rianimazione e i cambiamenti delle onde cerebrali possono essere i primi segni della cosiddetta esperienza di pre morte ed è la prima volta che riusciamo a registrarli in un ampio studio”, afferma Sam Parnia. “I nostri risultati dimostrano che mentre siamo sull’orlo della morte e in coma, le persone subiscono un’esperienza cosciente interiore unica, inclusa la consapevolezza senza angoscia”.

L’identificazione di segni elettrici misurabili di attività cerebrale lucida e intensificata, insieme a storie simili tra loro di esperienze di pre morte ricordate dai pazienti, suggerisce che il senso umano di sé e della coscienza, proprio come altre funzioni del corpo biologico, potrebbe non fermarsi completamente al momento della morte, secondo Parnia.

“Queste esperienze lucide non possono essere considerate un trucco di un cervello disordinato o morente, ma piuttosto un’esperienza umana unica che emerge sull’orlo della morte”, aggiunge Parnia.

Secondo il medico responsabile dello studio sono necessarie ulteriori ricerche per definire con maggiore precisione i biomarcatori di quella che è considerata la coscienza clinica, l’esperienza di morte ricordata dall’uomo e per monitorare gli effetti psicologici a lungo termine della rianimazione dopo l’arresto cardiaco.


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