Fata Bema, un fantasma un castello e le teste mozzate


Il corpo mummificato della Fata Bema è avvolto dalle fasce e conservato dentro una teca di vetro in una stanza piccola e buia. Lo spirito della veggente si è trasformato nel fantasma che ancora oggi è lì a protezione del castello.

Il fantasma della Fata Bema è lo spettro che da secoli aleggia indisturbato tra le mura del castello di Montechiarugolo, un imponente maniero che svetta a strapiombo sul torrente Enza, nel territorio di confine tra il parmense ed il reggiano. La sua costruzione è opera di Guido Torelli, condottiero dei Visconti, che lo fece edificare nel XV secolo sui resti di un vecchio nucleo duecentesco distrutto nel 1313.

castello di MontechiarugoloIn mano alla signoria dei Torelli fino al 1612, la fortezza di Montechiarugolo fu prima confiscata dalla Camera Ducale e successivamente di proprietà dello Stato Italiano che lo vendette nel 1867 alla famiglia Marchi, attuale proprietaria.

Era il maggio del 1593 quando, durante un ricevimento organizzato nel castello, al cospetto del duca Ranuccio I Farnese, ospite dei Torelli, si presentò la giovane Bema, un’affascinante veggente intenta a predire il futuro ai convenuti e affiancata da un aiutante di nome Max. Il primo a farsi avanti fu il piccolo Pio, figlio del conte Pomponio Torelli.



Il bambino, spinto dalla curiosità, si avvicinò al banchetto della maga per conoscere il proprio futuro, la Fata Bema colta di sorpresa si rifiutò di parlare, ma, accortasi che le dame di corte la sbeffeggiavano, subito dopo proferì le seguenti parole:

Vedo un lago di sangue, su cui galleggiano nobili teste e vedo anche il capo di questo bambino nel sangue, come quello delle dame presenti.”

Il duca, affascinato dalla bellezza della fata, in un primo momento gli concesse un lasciapassare per muoversi liberamente nel territorio del ducato di Parma e Piacenza. Successivamente Ranuccio I, che aveva un vero terrore per l’occulto, temendo di essere stato manipolato dalla maga, fece arrestare Bema e la rinchiuse nelle prigioni della Rocchetta a Parma.

La Fata Bema, ben voluta dalla popolazione, riuscì comunque a fuggire dalla prigione grazie a Max, il suo aiutante, rifugiandosi a Montechiarugolo, dove fu assunta come domestica dal conte Pomponio Torelli.
Il tempo scorreva e il piccolo Pio (il bambino curioso e dal futuro nefasto) diventato ormai grande se ne innamorò corrisposto, ma la donna fu costretta a respingerlo, vista l’impossibilità del loro amore a causa della differenza di ceto sociale, mentre il giovane rampollo si trasferì alla corte di Parma per concludere gli studi.

E’ il periodo della presunta congiura contro Ranuccio I Farnese, il quale per sbarazzarsi dei numerosi e potenti feudatari del ducato finge una congiura contro la sua persona, e grazie a un crudele ed efficace utilizzo della tortura riesce ad estorcere numerose confessioni e a fare arrestare anche Pio. L’abile Bema riuscì a farlo evadere, ma durante la fuga il conte fu bloccato e riportato in prigione assieme ad altri nobili parmensi.

Il giorno 19 maggio del 1612, gli arrestati, compreso il giovane Pio Torelli vengono decapitati in piazza Grande, davanti al palazzo di Giustizia di Parma, e le loro teste mozzate vennero conficcate su spunzoni, a monito della città.

Fata Bema la mummiaLa fata Bema, disperata per la morte del suo amato non volle più allontanarsi da Montechiarugolo, e vi rimase per molti anni dedicandosi ai poveri e ai bisognosi. Amata da tutta la popolazione visse in una piccola casa nei pressi del castello fino a tarda età.

Dalla morte ad oggi il corpo è rinchiuso in una teca e il suo fantasma torna a manifestarsi nella notte fra il 18 ed il 19 maggio, nelle stanze private del castello o in cima all’alto mastio, per guardare verso la città di Parma e piangere la tragica perdita del suo amore.

Nota: la mummia ritrovata nel XVIII secolo all’interno del castello di Montechiarugolo è attribuita alla Fata Bema, poiché accanto al corpo sarebbe stato rinvenuto anche un piccolo foglio con su scritto: “Della Bema questo è il corpo, chi felice viver vuole non lo tolga dal suo letto”. Infatti, ad ogni tentativo di allontanare la mummia dalla sua sede, si sarebbero verificate immani tragedie, tra cui terremoti, alluvioni ed altre calamità.


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