La lettera del Diavolo conservata nel Monastero di Clausura


Conservata gelosamente in un monastero di clausura, la lettera del Diavolo è stata per secoli analizzata e studiata per decifrarne il misterioso contenuto. Composta da sole 14 righe, scritta utilizzando un alfabeto a noi sconosciuto, sarebbe la prova scritta della lotta impari che suor Maria Crocifissa della Concezione ha affrontato nella sfida contro Satana in persona.

IL FATTO
Era l’11 agosto 1676 e suor Maria Crocifissa della Concezione, al secolo Isabella Tomasi, viene trovata accasciata per terra nella sua cella del monastero di clausura di Palma di Montechiaro. Era accaduto qualcosa di sconvolgente, la suora, visibilmente sconvolta, aveva il respiro affannoso e “mezza faccia sinistra imbrattata di nero inchiostro”. Con il calamaio rovesciato sulle ginocchia e un foglio stretto tra le mani scritto in una lingua sconosciuta. Si tratta di una lettera, disse subito la suora alle consorelle, accorse in suo aiuto, dettata da Satana in persona dopo una lotta furibonda con un gruppo di demoni.
Le consorelle di suor Maria Crocifissa non ebbero dubbi, erano certe che la donna aveva combattuto contro dei demoni che volevano tentarla e che le dettarono la misteriosa lettera che portava caratteri simili al greco antico e al cirillico.



IL MISTERO
Poche righe composte da caratteri strani e apparentemente insignificanti, scritte di propria mano da suor Maria Crocifissa, poco prima di essere stata trovata agonizzante nella sua camera, con il volto imbrattato di inchiostro.

Secondo le prime interpretazioni quelle righe erano state scritte personalmente dal demonio e consegnate alla suora, ordinandole di firmarla. La suora sarebbe stata in grado di capire il messaggio e invece di firmarla scrisse solo “Ohimè”, che è l’unica parola della lettera chiaramente leggibile.

La lettera del Diavolo
La lettera del Diavolo

I PERSONAGGI
La misteriosa lettera del Diavolo appassionò subito autorevoli scrittori come Giuseppe Tomasi di Lampedusa (pronipote della suora in questione) e Andrea Camilleri, che su proposta de La Domenica del Corriere lanciò negli Anni 60 un concorso che premiava, con un soggiorno di un mese ad Agrigento, chi riuscisse a tradurre l’enigmatica lettera del Diavolo.

Suor Maria Crocifissa della Concezione era un’antenata dello scrittore Giuseppe Tomasi di Lampedusa che nel 1955, incuriosito da questo misterioso documento, si recò personalmente presso il monastero delle Benedettine di Palma di Montechiaro per leggere la lettera e raccontarne la storia nel suo capolavoro Il Gattopardo, cambiando il nome della protagonista nel capitolo “La Beata Corbera”.

La lettera del Diavolo
Il Monastero delle Benedettine di Palma di Montechiaro

I TESTIMONI
Oltre alla lettera del Diavolo originale, custodita nell’archivio del monastero, è giunta fino ai nostri giorni una relazione, scritta con lo stile delle religiose di allora, dalla abbadessa suor Maria Serafica della Concezione.

Leggiamone uno stralcio:
Crocifissa – “Disse che avendosi confessato giorni prima li Demonij le dicevano che molte parole aveva proferite d’irriverenza verso il suo Confessore … quand’ecco che si vide attorniata di una gran numerosità di furibondi spiriti maligni mandati per ordine di Lucifero infernale che vociferando contro la Maestà Divina, dissero non esercitare la giustizia dovuta, ma tutto era Misericordia e pietà verso i delinquenti, più non fulminando la giustizia verso quelli che se la meritavano con tanto suo interesse (cioè verso Lucifero) e particolarmente di pochi giorni in qua erano molto arrabbiati.

Onde costringevano a Crocifissa a dire una Orazione implorando la giustizia di Dio che se essa tanto avesse fatto in un subito si avrebbero veduto operare gran cose dal Divin Furore. Sicché servivasi per mezzo di Crocifissa la Divina Misericordia a non far scaricare la giustizia sopra i meritati castighi.

E mentre non consentiva Crocifissa a chieder giustizia, tanto stava la spada di Dio dentro il fodero, ma per poco acconsentendo assai terribile si avrebbe sfoderata. In una parola non trascuravano colle loro parole, e ragioni di persuaderla, ma finalmente vedendo che Crocifissa si rendeva forte né colle preghiere né colle minacce potendo ciò ottenere disse uno di coloro che pareva il più maggiore e riverito e assai superbo e carico di pene più degl’altri: Facciamo un Memoriale a Dio domandandogli giustizia di quel che ci spetta, e presa la carta, e la penna che Crocifissa aveva in ordine per scrivere, e comandando ad uno di quei maledetti spiriti che scrivesse, subito fu obbedito, e mentre dettava quello scriveva.

Le parole erano tutte contro Dio.

Tutto ciò era eseguito in presenza di Crocifissa con uno stuolo d’innumerabili spiriti maligni.
Disbrigato che fu fornito il primo capitolo costrinsero a Crocifissa a firmarlo, che se tanto farebbe ne conseguissero sicuramente l’intento, e quella prendendo la penna invece di sottoscriversi scrisse un amaro Ohime, il che veduto dai nemici, s’infuriarono immensamente, che uno di quelli per rabbia prese il calamaio per buttarglielo in testa, ma non lo permise il Signore, perché se ciò succedeva moriva sicuramente, perché era di Bronzo, e molto grande, ma la lasciarono con questo sbaratto.


TI POTREBBERO INTERESSARE ANCHE:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *