Leggende metropolitane. L’orrore del fegato mancante


Alcune leggende metropolitane sono fatti realmente accaduti. Storie orrende che superano i limiti della nostra immaginazione.

Quando ci troviamo di fronte alle leggende metropolitane è difficile distinguere la realtà dalla fantasia popolare. Ci sono storie da paura che sopravvivono all’impietoso scorrere del tempo, a volte cambiano i protagonisti e i luoghi, ma il filo conduttore della storia è lo stesso.

Le leggende metropolitane (urban legends) sono storie vere o verosimili, nate e diffuse nella civiltà contemporanea, si tramandano oralmente in tutto il mondo e hanno un contenuto inquietante.

Così questa storia la conoscono tutti, nelle leggende metropolitane si dice che Tizio giura che è successo a un amico o a un amico di un amico. Ma noi vi raccontiamo come sono andate realmente le cose:

Alcuni anni fa la tranquilla vita coniugale di una coppia di sposi fu sconvolta da un fatto tragico, e orrendo allo stesso tempo. Se siete facilmente impressionabili vi sconsiglio di continuare nella lettura.

Per semplicità chiamiamo il marito Giorgio e la moglie Maria. Per la verità il loro matrimonio non era proprio un modello, Giorgio era un uomo pigro, come diremmo noi “pantofolaio” (forse a causa del lavoro pesante che svolgeva) e anche prepotente con la moglie.

Maria era una donna buona, piccola di statura e molto timida. Una santa moglie, con tanto spirito di sopportazione, che si preoccupava della casa e amava cucinare.

Era contenta quando qualcuno faceva apprezzamenti sui piatti che preparava, e Giorgio era un uomo con un appetito insaziabile. Adorava mangiare la cena che Maria gli preparava con tanto amore. Il suo piatto preferito era il fegato con le cipolle, una pietanza che Maria era particolarmente abile a cucinare.


Una mattina prima di uscire per recarsi al lavoro, Giorgio chiese (è più corretto dire ordinò) a Maria che per cena desiderava il fegato con le cipolle. Lei, naturalmente sottomessa al suo comando, preparò la lista della spesa, prima di recarsi al mercato e svolgere le altre commissioni.

Quel pomeriggio si fermò al banco di macelleria e comprò un chilo di fegato, il più buono e fresco che potesse trovare.

Tornata a casa cominciò a cucinare il piatto amato dal marito. Aveva però finito in anticipo (s’era messa a cucinare un po’ prima del solito … e quel fegato era particolarmente buono) l’odore aveva permeato la cucina e si era sparso per tutta la casa.

Incapace di resistere alla tentazione, Maria prese una forchetta e assaggiò il fegato con le cipolle. Assolutamente divino! Era la cosa più deliziosa che avesse mai assaggiato!

Boccone dopo boccone, la donna non si era accorta di aver divorato l’intera cena. Il panico cominciò a sopraffarla, Giorgio sarebbe tornato a casa presto e lei non aveva i soldi per acquistare dell’altro fegato.

Uscì di casa correndo di nuovo al mercato, con la speranza che il macellaio avrebbe avuto pietà di lei, magari facendole del credito al posto del contante.

Sulla sua strada si trovava un’impresa di pompe funebri, e quel giorno aveva esposta una bara aperta. A Maria venne un’idea. Entrò e notò che nel locale non c’era nessuno, era completamente sola, davanti a quel cadavere che la poteva salvare.

Prese in fretta un piccolo coltello dalla tasca della sua borsa, che portava con sé per difendersi dai malintenzionati, e si mise subito al lavoro.

Il suo respiro era affannoso, il cuore le batteva forte e la sudorazione era abbondante. Maria estrasse il fegato del morto e lo nascose sotto il cappotto, poi in fretta uscì fuori dalla camera ardente.

Si avviò rapidamente verso casa con quel fegato, e lo cucinò immediatamente. L’odore della sua prelibatezza aveva di nuovo permeato la cucina, e questa volta era ancora più buono. Sapendo che apparteneva a un essere umano, Maria non provò ad assaggiarlo!
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Nel frattempo Giorgio era tornato a casa, nello stesso momento in cui la moglie terminava la cottura del fegato con le cipolle. Abbracciò letteralmente quel piatto, e facendo dei veri e propri grugniti divorò la sua cena con una velocità disgustosa.

Fece anche i complimenti a Maria per la superba qualità del pasto. Era l’unica cosa carina che riusciva a fare nei confronti della moglie, elogiare la sua abilità culinaria.

Quella notte, dopo che Maria si era messa a letto e Giorgio russava accanto a lei rumorosamente, sentì una voce terrificante che pronunciava: “Dov’è il mio fegato?“. “Chi ha preso il mio fegato?“.

La donna pensò che fosse il frutto della sua immaginazione, così chiuse gli occhi cercando di addormentarsi. Ma un quarto d’ora più tardi quella voce si sentiva più forte: “Chi ha il mio fegato?“. “Ridatemi il mio fegato!“.
Maria stringeva forte le lenzuola, teneva gli occhi chiusi stretti e aveva il cuore in gola. Giorgio continuava a russare tranquillo.

Passarono altri 15 minuti e sentì di nuovo quella voce d’oltretomba, questa volta sembrava provenire dall’esterno della casa.

Dieci minuti dopo la sentì ancora una volta. La voce proveniva dal piano di sotto. Si udirono dei tonfi. Maria sentiva dei passi sulle scale. Il marito dormiva beato.

La porta si spalancò e Maria sentì un sussurro in un orecchio: “Hai il mio fegato, lo voglio indietro!“.

La paura attanagliava Maria, riuscì però a sollevare una mano e indicando con il dito Giorgio che dormiva esclamò: “Il tuo fegato ce l’ha lui!“.

Un grido straziante si levò dalla stanza, era quello di Giorgio …


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