Storia della ragazza che morì due volte


Storia della ragazza che mori due volteLa protagonista di questa storia è una ragazza che morì due volte, Rufina Cambacérès una giovane dell’alta borghesia, sepolta in una misteriosa tomba del cimitero di Buenos Aires.
La sua famiglia era composta dal padre Eugenio, scrittore argentino, morto a Parigi quando lei aveva solo 4 anni e dalla madre Luisa.
La morte, tragica, della ragazza avvenne nel 1902 il giorno del suo diciannovesimo compleanno, per la speciale occasione la madre organizzo’ una grande festa, che sarebbe poi proseguita. I fatti raccontano invece che durante i preparativi, Rufina fu colpita da un collasso e ai medici che la soccorsero non resto’ altro che constatarne il decesso.

Potrebbe a questo punto sembrare una storia “normale” come tante altre, purtroppo, ma un velo di mistero avvolge la triste vicenda.
Secondo alcuni racconti metropolitani un operaio del cimitero trovo’ il coperchio della bara spezzato e spostato da una parte, l’episodio fece temere che la ragazza fosse stata sepolta in stato di morte apparente. In quell’epoca i sistemi diagnostici lasciavano a desiderare.

Ripartiamo dall’interno del tenebroso e magico cimitero della Recoleta, a Buenos Aires, dove c’è una scultura che immortala la giovane Rufina figlia del famoso scrittore Eugenio Cambacérès, ripudiato dalla societa’, perchè nel 1876 prese in sposa Luisa Bacichi, giovane ballerina diciassettenne italiana, nata a Trieste.
Rufina era la loro unica figlia, crescendo divento’ timida e solitaria, oltre che cagionevole di salute, quando nel 1888 suo padre mori’ di tubercolosi, all’età di 45 anni, la giovane divento’ piu’ introversa e solitaria.

Dopo questa tragedia Rufina e la madre restarono sole nella loro villa.
Quattro anni più tardi Luisa si innamoro’ di Hipolito Yrigoyen, personaggio che da lì a poco sarebbe diventato il futuro presidente della nazione, dal quale ebbe anche un figlio, Luisito.
Trascorsero gli anni e Rufina era diventata molto bella e molto corteggiata dai giovani rampolli dell’alta società.
Quando giunse il suo 19° compleanno la madre organizzo’ un ricevimento nella loro residenza, per continuare poi al Teatro Colon, ad ascoltare operette liriche che piacevano molto a Rufina. Ma come gia’ detto la ragazza venne trovata esamine nella sua camera.

Alcuni sostengono che il malore fu causato dalla confessione segreta di un’amica intima: “Il suo fidanzato, (che Rufina amava segretamente) era anche l’amante della madre”. Un’altra ipotesi (riportata nel libro di Victoria Azurduy) sostiene che Luisa, madre di Rufina la ragazza che morì due volte, molto spesso somministrava un sonnifero alla ragazza, quando si incontrava clandestinamente con il suo amante, che era il pretendente di sua figlia.
Ufficialmente la giovane fu colta da una sincope, successivamente furono tre i medici che diagnosticarono e certificarono la sua morte. Nessuno pero’ si accorse che la ragazza era caduta in un profondo stato di catalessi, che la porto’ alla tomba.
Il giorno seguente fu sepolta e la bara sistemata temporaneamente all’interno della cripta dove riposava il suo amato padre Eugenio, nel cimitero della Recoleta.

Poco tempo dopo il custode della tomba di famiglia scopre che il coperchio della bara era aperto e rotto, la ragazza con le mani e il viso graffiati nel suo estremo tentativo di fuga.
Rufina, la ragazza che morì due volte, rimase vittima di un attacco di catalessi, si svegliò nel buio della tomba e morì per la seconda volta di paura e disperazione, come fu accertato in seguito, per un infarto.


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